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Anche l'abisso più profondo ...

 “Anche l’abisso più profondo può diventare un cielo in cui volare, con le ali dell’amore.”

Leggendo queste parole si può pensare che l’abisso debba essere capovolto, ossia trasformato nella propria natura, per permetterci di volare, innalzandoci, anziché di precipitarvi senza appiglio alcuno.

In realtà questa opera di “trasformazione” non avviene sull’abisso, che rimane invece tale, ma sulla nostra capacità di volare.  In qualunque spazio.

 Dice Gibran: “Quanto più profondo scava il dolore tanta più gioia vi potrete contenere”.

Il numero delle nostre esperienze determina la superficie del nostro spazio interiore, la loro intensità in termini di emozioni, ne determina la profondità.

 In questo spazio possiamo però precipitare smarriti e impauriti se ci identifichiamo completamente con l’esperienza che stiamo vivendo, con le sue cause apparenti, con le multiformi illusioni proiettate dalla nostra mente inconscia sullo schermo della vita.

Oppure possiamo ricordarci chi siamo veramente  e dispiegare le ali dell’amore per sentirci ancora una volta angeli fatti a somiglianza della Fonte di tutto ciò che esiste.

“Anche l’abisso più profondo può diventare un cielo in cui volare, con le ali dell’amore. E in quel cielo tu incontrerai Dio. E lo chiamerai Padre. Poi lo chiamerai Figlio. E infine gli darai il tuo nome e il TU diventerà IO”.

Eugenio Vignali