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Hic manemus optime!

Un certo signor Buddha diceva: "chi sta bene non si muove" e devo dire che in sei parole (nella traduzione in italiano) è riuscito a sintetizzare un pensiero che da tempo aleggia sullo sfondo della mia consapevolezza.

Ho sempre più forte la sensazione che chi non sta bene (con se stesso, con gli altri, con la vita in generale) cerca di "spostarsi" da dove è dandosi obiettivi che sono tanto più lontani quanto maggiore è la propria sofferenza (o disagio o non accettazione).

Fra le possibili mete per quel viaggio (interiore) che dovrebbe portarci possibilmente lontano dal qui e ora, le più gettonate sono sicuramente quelle prese dal catalogo delle "mete spirituali".

Ecco allora che, spinti e motivati da un sempre più forte "via da qui" ci incamminiamo lungo percorsi che chiamiamo di "crescita" ma che, soprattutto, devono essere di "cambiamento", dato il nostro obiettivo di porre fine ad una situazione nella quale non intendiamo assolutamente rimanere.

Chiariamo un punto: l'Universo (con la U maiuscola) conosce bene il marketing e l'uso delle leve motivazionali e sa che (purtroppo aggiungo io) l'essere umano è motivato più dal metamodello del "via da" (via dalla sofferenza in primis) piuttosto che da quello del "verso il" (verso la felicità, ad esempio) che sembra non riuscire a superare le resistenze date dalle nostre paure.

Dunque la principale leva al cambiamento sembra essere quella della fuga dalla sofferenza, e di ciò si potrebbe tranquillamente prendere atto se non fosse per due piccole ossrvazioni, sempre citando il signor Buddha:

1) la sofferenza produce avversione e l'avversione rende l'uomo schiavo;

2) tutto ciò cui ti opponi permane e si rafforza.

Già qui ci potremmo fermare e riflettere sulle premesse della nostra scelta di partire per un meraviglioso viaggio verso ... il risveglio? l'illuminazione?  ... facendo una piccola ma sincera analisi delle motivazioni che ci hanno spinto, perché se, per caso, avevano la qualità della fuga, della avversione, del rifiuto, ecc. ebbene ci conviene rileggere i due aforismi sopra riportati ... magari alla luce della nostra attuale esperienza.

Evitamdo di  fare altre citazioni e di utilizzare supporti teorici di varie discipline per puntellare questa mia tesi (non è mia intenzione convincere nessuno, ma solo praticare un po' di sana maieutica) voglio però aggiungere che nella mia epserienza personale, se sono le sfide a contenere il più alto potenziale di crescita, ebbene quella più dura è sempre stata restare semplicemente con quello che c'è, nel qui e ora, evitando fughe in avanti verso dimensioni "spirituali" lontane (a volte lontanissime) da dove sono ora.