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L’uomo di pietra

Roberto Duran, il pugile campione del mondo soprannominato “manos de piedras”, in una intervista ha dichiarato che il momento più brutto della sua vita è stato quando all’età di otto anni gli fu rivelato che Batman non esisteva. “Ero disperato -ha confessato- non perché mi avevano tolto una illusione, ma piuttosto perché non sapevo ora chi sarebbe venuto a salvarmi”.

Così quel bambino ha imparato a difendersi da solo in un mondo difficile e selettivo diventando un grande e invincibile combattente, ma guardando negli occhi quell’uomo possente e dall’aspetto minaccioso si può forse intravedere ancora il piccolo Roberto.
Certo, sono via via aumentate le sue possibilità di difendersi, ma la domanda resta comunque: cosa ne è stato delle sue paure? Cosa di quelle minacce da cui solo Superman poteva proteggerlo?
Possiamo in generale affermare che se aumentiamo le nostre difese, parallelamente diminuiscono le nostre paure?
Il riferimento alla dura consistenza del corpo di Duran, descritta pari a quella della pietra, mi ricorda anche un personaggio dei fumetti, ovvero La Cosa dei Fantastici Quattro.
Pur essendo diventato irreversibilmente di dura roccia, egli continuava comunque a manifestare gli stessi tratti caratteriali dell’uomo Ben Green, esasperati però da una condizione divenuta così estrema.
Dunque le sovrastrutture, per quanto realisticamente o fantasticamente formidabili, sembrano celare ma non modificare il loro contenuto interiore che rimane l’essenza, il cuore, di quell’essere, umano o “sovrumano” che sia.
Così come vi è stato chi si è innamorato della Cosa od è stato capace di esserne amico e di ricevere da lui pari fedeltà, forse anche ciascuno di noi può riuscire ad andare oltre la spessa e alta barriera difensiva di certe persone, per connettersi e relazionarsi con quella parte di loro che probabilmente è rimasta prigioniera per tutto questo tempo di un tale baluardo , incapace, o forse è meglio dire timorosa, di calare il ponte levatoio per uscire a incontrare il mondo esterno in pace e con fiducia.
Proprio in virtù di questa ultima considerazione sento che è nella responsabilità di chi è fuori dalla fortezza lanciare un segnale utile a favorire l’incontro e, in un apparente ribaltamento di ruoli, la disposizione interiore più adatta ad avvicinarsi a uno di questi personaggi può forse esprimersi nelle parole: “Non avere paura, con me sei completamente al sicuro”.