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L'amore al tempo di Disney

Un simpatico gruppo su Facebook si chiama: Come Disney mi ha creato aspettative irrealistiche sull’amore, e rivisita tutti i miti sulle relazioni che la trasposizione delle favole in cartoni animati prima, ed in film poi, ha inculcato in almeno tre generazioni di spettatori.

Al di là delle simpatiche battute sull’alito della bella addormentata dopo cento anni di sonno o sulla possibilità che si possa vivere una vita di avventura senza pagare le tasse, questo gruppo pone una questione quanto mai concreta e reale: ovvero quale idea abbiamo acquisito fin da piccoli sul significato e la finalità del costituire una coppia con un/una partner.

Già l’esempio familiare potrebbe servirci come traccia per costruirci un nostro modello di riferimento, la religione, poi, stabilisce chiaramente che lo scopo del matrimonio è quello della costituzione di un nucleo familiare attraverso la procreazione (nell’impossibilità della quale vi può essere addirittura il suo annullamento).

Talvolta agganciamo alla relazione obiettivi di ordine pratico quali l’uscita dalla casa genitoriale e l’indipendenza materiale ed economica che ci consentono lo stile di vita che più desideriamo, spesso invece siamo spinti verso la vita di coppia da motivazioni di tipo caratteriale o psicologico, che possono rendere per taluni la vita da single insoddisfacente dal punto di vista emotivo.

Insomma, per un motivo o per l’altro siamo portati a vedere la relazione di coppia come un fondamentale obiettivo da raggiungere nella nostra vita, ottenuto il quale possiamo solo preoccuparci di come mantenerla stabile, felice e serena (riferimenti presi da una rivista di psicologia acquistata in edicola).

Fino a qui i sogni disneyani, vediamo la realtà.

Vi siete mai accorti e interrogati sul perché i problemi relazionali più grossi li abbiamo proprio con la nostra famiglia di origine prima e poi con il/la partner poi (e magari successivamente con i figli)? Ma come? Proprio con quelle persone con le quali ci dovrebbe essere più amore, più accoglienza, più comprensione, proprio là dove dovrebbe esserci il nostro porto sicuro nel quale rifugiarci ci sono invece le più violente tempeste?

Lasciamo anche perdere (per un attimo) la famiglia di origine, ma la vita meravigliosa con il/la partner tanto desiderati, sognati, cercati ovunque nel mondo reale ed oggi anche in quello virtuale, incontri estatici, sublimi, paradisiaci che ci riempiono di gioia, energia, entusiasmo, ci fanno volare salvo poi precipitare come Icaro quando si avvicinò troppo al sole …

Beh, non esageriamo, non tutte le storie si sviluppano così, certo è che vi sono stati molti studi che hanno cercato di definire e capire le caratteristiche peculiari di quella prima fase detta di “innamoramento” e di come fosse destinata a dissolversi nell’arco di un breve periodo per lasciare il posto a dinamiche relazionali fatte tuttaltro che di rose rosse e cuoricini.

Come insegna la fisica quantistica la soluzione di un problema deve essere ricercata ad un livello superiore di quello al quale il problema si manifesta e in tale direzione va ricercato anche il senso della relazione di coppia.

Trovare il/la partner (anche quello/a giusti) non è tanto il punto di arrivo di una ricerca quanto quello di partenza di un cammino. Attraverso la relazione creiamo le condizioni per la nostra crescita personale ed è inevitabile che emerga tutto ciò che non abbiamo ancora guarito nella nostra vita, allora potremo restare ancora una volta bloccati dalle nostre paure, preoccupandoci magari di soddisfare soltanto i nostri bisogni, oppure potremo cogliere l’occasione come una opportunità per raggiungere un più elevato grado di consapevolezza dei meccanismi interiori che ci influenzano, ma, soprattutto, per aprirci ad una più profonda capacità di amare, noi stessi e gli altri.

Dunque la relazione, con le sue modalità e le sue dinamiche, come strumento di evoluzione e l’amore come condizione necessaria affinché tale processo possa aver luogo. Il paradosso è dunque questo: è proprio l’amore che ci consente di portare a galla quello che dobbiamo guarire!

Per cui illudersi che la relazione possa manifestarsi come una specie di zona franca dai nostri problemi, dalle nostre ferite interiori, dalle nostre paure, dal nostro passato, significa non aver compreso il significato profondo del perché due persone si ritrovano, ad un certo punto della loro vita, a camminare insieme tenendosi per mano.