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Non ci torno là dentro!

 Dovendo affrontare la fobìa di una signora per gli ascensori ed in generale i luoghi molto chiusi e stretti (possiamo dire una sorta di claustrofobìa) è emerso chiaramente come la sua nascita piuttosto "travagliata" abbia creato in lei una particolare sensibilità a quelle situazioni che in qualche modo potevano richiamare l'utero materno od il canale del parto.

In effetti il termine stesso "angoscia" deriva dal latino "angustus", cioè stretto, e si riferisce proprio ad una sensazione di oppressione ( pressione, compressione) che rende difficile una normale repsirazione, ma anche, ad un livello più sottile, ad una condizione nella quale si ha la sensazione di qualcosa di imminente che sta per succedere ma di cui non conosciamo alcunché.

Questo particolare "trigger" scatta sovente anche in situazioni quali le gallerie stradali ma anche gli stessi aereomobili, rispetto ai quali non vi è tanto la paura dell'altezza (di cui si ha scarsa sensazione o percezione) ma emerge piuttosto la resistenza ad "infilarsi" in quello spazio lungo e stretto ...

Respirare per sciogliere questo trigger corporeo e portare questa reazione automatica dal cervello limbico alla consapevolezza della corteccia frontale, permette di affrontare questo tipo di situazione in modo sicuramente diverso, più rilassato e senza panico.