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Salvare la relazione?

La domanda di fondo della mia attività di armonizzatore familiare è se sia sempre possibile "salvare" una relazione di coppia, ovvero creare le condizioni affinché i due partner restino insieme.

Non è soltanto una questione filosofica, ma per un counselor che si offre per "pacificare" i conflitti nelle relazioni è anche una questione di metodo e di strumenti.

Ora voglio chiarire la mia personale visione riguardo a questa importante questione perché incontro sempre più spesso nelle persone che si rivolgono a me la convinzione che, risolte le tematiche personali, che le portano a proiettare sul partner le cause del proprio malessere, mentre esso è quasi sempre la conseguenza di una vecchia ferita, la relazione automaticamente prenderà la direzione giusta e tutti vivranno "felici e contenti".

Partiamo da un esempio abbastanza comune: uno dei due partner vuole avere figli, l'altro no.

Ora, può essere che quello dei due che vuole un figlio lo faccia per colmare una propria carenza affettiva e di attenzione,  che il partner non soddisfa appieno, mentre l'altro abbia invece poca autostima e paura di assumersi le responsabilità del ruolo.

Bene, facciamo un buon lavoro individuale per rendere entrambi consapevoli di questi condizionamenti limitanti e riusciamo persino a trasformarli rendendo l'uno meno dipendente dall'amore altrui, l'altro più sicuro e fiducioso in sé e nella vita (ad esempio).

A questo punto, confrontandosi nuovamente sull'argomento e portatori entrambi di una nuova energia e consapevolezza, uno dei due potrebbe accogliere con facilità, gioia e amorevolezza la richiesta del partner, ma potrebbe anche essere che invece non si raggiunga  un consenso fra i due, restando differenze incolmabili nel progetto di vita di ognuno.

Non vi è dunque un automatismo di consenso su tutti gli argomenti nemmeno se togliamo di mezzo le tematiche personali individuali che possono essere "guarite" con il counseling o la terapia. Su quale delle due posizioni dovrebbe infatti crearsi questo automatismo di consenso? Non ce n'è una giusta (avere prole) e una sbagliata (vivere la relazione di coppia senza figli).

E' evidente dunque che nella relazione di coppia è indispensabile comunque creare un momento di confronto (lasciatemi usare il termine "negoziazione") su quelli che sono i propri modelli di vita e di relazione, sul proprio progetto di vita e sui propri bisogni e desideri.

E' ovvio che se questo confronto avverrà libero dai condizionamenti del passato e dei nostri pensieri limitanti, sarà nella verità e autenticità di ognuno, ma potrebbe portare anche alla presa di consapevolezza di visioni, valori, obiettivi, modalità, diversi e inconciliabili se non al prezzo di importanti rinunce o compromessi da parte di uno dei due o di entrambi, che, tuttavia, possono alla lunga deteriorare l'energia della relazione.

Insomma, un confronto fra due individui adulti e consapevoli che vogliono esaudire il comune desiderio di una relazione di coppia, creare un comune progetto di vita e verificarne la possibilità, può portare anche ad una conclusione negativa e dobbiamo essere pronti ad accettare anche questa possibilità.

Sento che l'argomento non è concluso, per cui ci ritornerò sopra presto con altre considerazioni.