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Sopportare o supportare?

 

C'è un termine derivato dall'inglese che ha una forte assonanza con "sopportare"  che sta diventando diffuso anche nella nostra lingua: supportare.
"Dare supporto" o "essere di supporto" non signifca affatto sopportare il peso di qualcuno, ma, anzi, permettergli di sviluppare le proprie potenzialità, le proprie capacità e dunque, in prospettiva, di essere autonomo.
Mentre chi "sopporta" compie dunque una azione statica che alla lunga logora la sua energia fino al punto di cedimento, chi "supporta" ha un ruolo più attivo, che possiamo pensare parta innanzitutto dall'ascolto.
L'ascolto attivo ed empatico, quello accogliente e senza giudizio, è spesso di per sé sufficiente a far sentire l'altro "supportato".
Ma come è invece il nostro abituale atteggiamento e  la nostra abituale comunicazione in quelle situazioni in cui una persona manifesta il suo bisogno di supporto?
Forse la nostra è più una reazione di "sopportazione"?
Ricordo le parole di "Un Corso in Miracoli": "ogni parola di amore è verità, ogni altra parola è una richiesta di aiuto"!
Cioè, impariamo a riconoscere le richieste di supporto anche dietro una comunicazione che risente della reazione emotiva della persona che ci sta di fronte (reazione dettata quasi sempre dal bisogno e dalla paura) per non ridurci a "sopportarla" quando, invece, ppotremmo con amore e disponibilità "supportarla".