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Un'altra via

Leggo nella recensione di una guida ai monasteri d'Italia una allettante descrizione della via monastica, basata sulla semplificazione della vita quotidiana, introducendovi elementi quali il silenzio, la introspezione che porta alla profondità dell'esperienza, una diversa gestione del tempo, qui molto più "rallentato", l'importanza delle piccole mansioni quotidiane svolte con presenza, dedizione e gioia, una qualità delle relazioni interpersonali basata più sulla presenza e sulla condivisione della quotidianità che sulla interazione verbale.

 

 

Come si desume dall'elenco, nel quale mancano la preghiera e la devozione spirituale, quella che viene proposta è una via  laica alla vita monastica, che, in questi tempi di crisi può costituire per la maggior parte di noi una allettante prospettiva di fuga dal quotidiano. 

Una fuga, appunto.

La sfida forse è riuscire a portare questi stessi elementi all'interno di un contenitore individuale le cui pareti sono costituite dal lavoro d'ufficio (per citarne uno per tutti) dalla famiglia con le sue esigenze e dai problemi sociali ed economici di una società che sta affrontando una fase molto delicata del suo sviluppo.

Certo, questo obiettivo sembra (ed in effetti è) più difficile rispetto alle possibilità offerte dalla quiete e dall'isolamento di un monastero, ma non è forse con le sfide difficili che si cresce di più?