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Uno, nessuno, centomila ...

Sento spesso una frase di un certo impatto: "siamo tutti uno!".

Detta così, la mente un po' vacilla ... è come dire che 2 = 1, una assurdità dal punto di vista sia logico sia lessicale.

Forse sarebbe meglio abbandonare gli slogan e trasformare il "pillolone" di consapevolezza in un cucchiaio di sciroppo un po' più diluito, facendo un riferimento più generale alla natura unitaria della realtà, come ci insegna da cinquemila anni l'Advaita ed ora sta dimostrando anche la fisica quantistica.

Negare l'esperienza della dualità, al nostro livello di consapevolezza, ci manda solo in tilt e non produce immediatamente gli effetti della disidentificazione che sembrano vivere coloro (pochi, anzi, pochissimi) che tale condizione sperimentano in ogni istante della loro vita.

Ecco allora che della vita di queste persone prendiamo soprattutto l'aspetto che più ci interessa: l'apparente assenza di sofferenza psichica ed emozionale, e ci illudiamo così che il superamento della dualità sia la panacea a tutti i mali.

A proposito del superamento della dualità ... vorrei chiedere a tutti coloro che lo propongono o a quelli che pongono l'obiettivo di "ricostruire l'unità", "ecc... come hanno fatto loro ad uscire dall'unità, dal tutto-che-è-uno? Vorrei proprio saperlo, interessa anche a me!

Battute a parte, la consapevolezza di unità è un filo così sottile lungo cui camminare che i piedi di tutti noi sono di per se stessi più larghi del filo stesso e dunque ne fuoriusciamo già nel momento in cui proviamo a camminarci sopra ...

Ma mi contraddirrei se facessi di ciò un problema, in fondo chisseneimporta! Siamo tutti uno!